Festa della Consolata a Bravetta (19 giugno 2010) - seconda parte -

E qui p. Carlo, il rettore del Seminario, consegna la croce ai "partenti".
Tutto il coro al completo, con Ermanno alla tastiera (è il ragazzo che abbiamo accompagnato in pullmino a Ruffano, ricordate?).
Finalmente si mangia! E chi non mangia in compagnia... C'erano cibi tipici delle zone di provenienza dei ragazzi, ma tutto quello che son riuscito ad acchiappare è stato il pilau, un riso della Tanzania, e l'insalata di pasta del Canada.




 
 
 
Qui insieme al mio omonimo Joseph, Kennedy, le suore... L'altro ragazzo ha il nome quasi impronunciabile...




 
 
 
 
 
Italia e Tanzania che si uniscono... Accanto a me Marco e alcune amiche del nord Italia...
Qualche oggetto tipico...

La serata continua con i balli... Qui credo che stessimo ballando Waka Waka... Purtroppo mi manca la foto mentre ballo la pizzica, prossimamente la potrete vedere sul blog, e forse anche il video.




E' bello poter respirare aria mondiale, ogni tanto...

Festa della Consolata a Bravetta (19 giugno 2010)

Con i piedi ancora doloranti per aver ballato come un matto la pizzica, vi racconto il pomeriggio e la serata passati nella spensieratezza più assoluta... Tanto che a Bravetta ho anche dimenticato le mie pantofole!
Il cortile antistante la casa di Bravetta inizia a riempirsi inspiegabilente di gente, tutti invitati dai ragazzi del Seminario: parenti, amici, colleghi animatori in parrocchia, compagni di corso appartenenti ad altre congregazioni... E infatti un giovane francescano che non parla italiano mi confonde per un francese.








La festa inizia proprio con la Messa, presieduta dal provinciale italiano, p. Giorgio, insieme ad altri padri della Consolata e non che concelebrano insieme a lui.



Animano proprio loro la Messa, con balli e canti alla emmegiemme (multietnici cioè): ecco qui Dawinson, grande esperto di chitarra.

Ed eccomi, molto attento ad ascoltare l'omelia.


Questo è p. Osvaldo di Specchia... Non so se lo conoscete...

Momento molto importante della Messa è l'invio missionario. Al termine dei tre anni di studio, preghiera, vita comunitaria, pastorale nelle parrocchie vicine, i ragazzi vengono "mandati a quel Paese" a fare un anno di pastorale missionaria. Sono i cosiddetti "partenti": Pietro in Mongolia, William in Italia, Marco in Tanzania e Alexander in Costa d'Avorio.



(fine prima parte)